Intervista a Rav Bahbout, Rabbino capo di Venezia 

Rav Bahbout, rabbino capo di Venezia

Lei che è stato per anni attivo nel Meridione, vuole spiegarci qual è la differenza tra il Ghetto e le Giudecche in cui gli ebrei hanno vissuto per secoli nel Meridione?

Gli ebrei, come molti altri gruppi culturali e religiosi, hanno sempre desiderato vivere in un territorio in cui poter esprimRav Bahbout, rabbino capo di Veneziaere le proprie esperienze e i propri usi e costumi: ma questo lo avevano fatto in modo spontaneo, in piena libertà, in quelle che erano chiamate appunto le “Giudecche”. Altra cosa è stato invece essere costretti a vivere in un recinto delimitato e chiuso, aperto solo in determinate ore del giorno. Il Ghetto di Venezia, istituito 500 anni or sono il 29 marzo 1516, è oggi paradossalmente un punto di riferimento per tutto il mondo ebraico e non, nonostante sia stato una sorta di “serraglio” in cui gli ebrei sono stati rinchiusi.

Che cos’è il Ghetto?

Se Venezia è un pesce appoggiato su migliaia di alberi – dice il Rabbino capo della Comunità ebraica di Venezia, Rav Scialom Bahbout – il Ghetto è il suo occhio che si proietta in alto per vedere meglio ciò che accade intorno”.

Qual è il senso da dare secondo lei al titolo del progetto?

Il carattere costruttivo e creativo del popolo ebraico ha fatto sì che esso non si sia mai perso d’animo e abbia cercato di andare “al di là del Ghetto”. Gli ebrei hanno così sviluppato la propria cultura, nonostante il fatto di essere stati rinchiusi in recinti, espressione di una società timorosa del confronto con il “diverso”.  Gli ebrei sono quindi riusciti a trasformare il Ghetto in un’opportunità creativa, sviluppando la propria cultura, senza mai darsi per vinti.

Quale può essere il messaggio oggi di un progetto che dichiara di voler andare al di là del ghetto?

Andare al di là dei Ghetti è la parola d’ordine che oggi l’uomo deve darsi per superare le divisioni, pur mantenendo ognuno la propria identità, che si esprime attraverso culture diverse, ma in continuo dialogo tra loro.

Come valuta l’iniziativa #beyondtheghetto” che fa parte del progetto generale?

L’iniziativa “Oltre il mio ghetto” – così come descritto nel progetto – potrebbe consentire a chi è più giovane di 35 anni di esprimersi e di descrivere i propri ghetti sociali e psicologici, anche attraverso l’utilizzo di tecnologie “semplici” come il telefono cellulare, partecipando al Concorso per la realizzazione di cortometraggi e cartoni animati previsto dal programma.

L’obiettivo principale del ricordo dell’istituzione del Ghetto deve essere quello di rivolgersi principalmente alle giovani generazioni, per stimolare una riflessione su tematiche come l’accettazione del diverso, la cooperazione fra diverse culture e la solidarietà per migliorare la società in cui viviamo.

In che relazione questo obiettivo si pone rispetto alla tradizione ebraica?

“Venice Beyond the Ghetto”, proprio in quanto prende spunto dalla storia e dall’esperienza del popolo ebraico, può proporre temi di assoluta attualità per tutti: ognuno dovrà trovare tra le iniziative del progetto quello più vicino alla propria esperienza, e adatto – per così dire – a far uscire ognuno dal proprio Ghetto.

2 thoughts on “Intervista a Rav Bahbout, Rabbino capo di Venezia 

  1. Antonio says:

    Credo che il progetto possa lasciare spazio a molti che hanno voglia di creare percorsi e Eventi che finalmente creino dialogo e aggregazione poiché credo mutua prosperità sia reciproco benessere spero di poterne far parte !

    1. admin says:

      Gentile Antonio,
      Ti ringraziamo per aver accolto e centrato i nostri obiettivi, se avrai idee e proposte, saremo lieti di valutarle insieme.
      A presto e continua a seguirci !
      Buona giornata

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